Che cosa possiamo imparare dalla dieta dei nostri nonni?

Vivere (e mangiare) come facevano le generazioni precedenti ha ancora molto senso oggi. Probabilmente avete sentito il vecchio detto sulla salute: “mangia come mangiavano i tuoi nonni”.

Quindi che cosa possiamo imparare dalla dieta dei nostri nonni? In questo articolo vedremo le “strategie” sul cibo che possiamo prendere dai nostri parenti più anziani e quali sono i vantaggi che possiamo trarre dalla loro dieta.

Resta sempre valida l’idea che la vera dieta mediterranea, quella variegata ed equilibrata, possa giovare alla salute di tutti, bambini, anziane, donne in gravidanza, donne in menopausa…

Il cibo non è più solo nutrimento

Ai nostri tempi il cibo non è più soltanto nutrimento per il nostro corpo, per affrontare al meglio la giornata. Il cibo è diventato più un piacere: mangiamo anche quando non ne abbiamo bisogno e spesso ci abbuffiamo di cibi troppo elaborati che non sono nemmeno considerabili “nutrimento” per il nostro corpo.

La disponibilità di cibo è illimitata e il junk food è sempre più amato in tutto il mondo. I nostri nonni uscivano da una guerra mondiale, periodo in cui l’Italia era economicamente a terra, prima della crescita economica vissuta nei decenni successivi.

Per questo, anche la disponibilità di cibo era inferiore e i nostri nonni si nutrivano di quello che si riusciva a produrre autonomamente nel proprio orto e nei propri pollai.

9 strategie dei nostri nonni sul cibo

Queste sono le strategie, chiamiamole così, che possiamo prendere dai nonni per quanto riguarda il cibo e lo stile di vita sano.

Vivere della terra

Le generazioni più anziane producevano parecchio di ciò che mangiavano per conto loro, grazie all’orto, al pollaio e alle stalle. Allevavano gli animali nel proprio giardino per sostentare la famiglia (anche perché spesso le famiglie di una volta avevano molti più figli rispetto alle famiglie moderne). Il risultato della produzione autonoma del cibo era cibo di provenienza etica, fresco, privo di additivi, non elaborato.

Conservare con la fermentazione

Per assicurarsi il sostentamento anche nel periodo invernale, i nonni conservavano i loro prodotti alimentari in vasi di vetro con sale, oppure li conservavano in luoghi freschi. Questo metodo creava un processo di fermentazione, che non solo conservava i cibi per più tempo, ma li arricchiva di sostanze nutritive.

Utilizzare tutte le parti di un animale

Quando i nostri nonni decidevano di mangiare un animale, come ad esempio un uccello, be’… utilizzavano tutte le sue parti, anche quelle che vengono definite “quinto quarto”: le ossa e gli organi venivano utilizzati per il brodo di ossa, ad esempio. Era un modo per non sprecare nulla e mangiare una certa varietà di cibo senza sforzi.

Mangiare diversa carne

Non solo i nostri nonni coltivavano l’orto, ma si procuravano anche la selvaggina, niente di più biologico e naturale. La carne della selvaggina è tendenzialmente molto magra, questo perché anche l’animale è molto attivo. Per questo, mangiare carne di cervo o di coniglio è sicuramente più sano (e sostenibile) che mangiare un hot-dog o un hamburger.

Non temere i “grassi buoni”

Una ricerca recente, pubblicata nel European Journal of Nutrition, ha affermato che i prodotti caseari di origine animale possono aiutare a perdere peso di più rispetto ai prodotti di origine non animale.

Mangiare ciò che è fresco e di stagione

I nostri nonni si affidavano ai raccolti, per sostentarsi, e come si sa, non si può comandare l’arrivo delle stagioni e le fasi di semina e raccolta. Per questo, erano “costretti” a mangiare soltanto prodotti di stagione di cui conoscevano perfettamente la provenienza. I cibi confezionati, le verdure e la frutta esportate, non erano ancora la norma.

Cucinare slow food

Un’altra piaga della nostra società attuale moderna sono i fast food. I nostri nonni erano abituati a cibi sani e freschi che dovevano essere cucinati in casa. La disponibilità di denaro delle famiglie, almeno fino a un certo periodo storico, non era ingente e per questo andare fuori a mangiare non era consuetudine di nessuno. Ciononostante, anche in quei casi in cui si usciva a mangiare, il ristorante proponeva cibi sani e freschi

Non fare diete restrittive

La dieta ai tempi dei nostri nonni non esisteva neppure. La necessità di stare a dieta è nata negli anni ’80 con l’avvento dei cibi elaborati.

Muoversi

Tempo addietro, muoversi non era attività che ci si doveva imporre. Le auto non erano così utilizzate, non si lavorava negli uffici davanti ai computer e la vita non era così frenetica. I nostri nonni si alzavano la mattina all’alba, chi per lavorare nei campi, chi per tenere la casa e i figli. Il movimento non era un imposizione che le persone facevano su se stesse peer convincersi ad andare a camminare e staccarsi dagli schermi luminosi.

Perché seguire questi consigli dunque?

La dieta che seguivano le generazioni più anziane, aveva dei vantaggi sicuramente sulla salute. Andremo ora ad elencare questi vantaggi per capirne di più.

Prevenzione di malattie

Ogni generazione successiva a quella dei nostri nonni sembra essere più incline a contrarre malattie e disabilità di vario genere. Per quanto ad alcuni possa sembrare ancora strano, l’alimentazione ha un fortissimo impatto sull’intera salute e funzionamento del nostro organismo (e anche della nostra mente).

Oggi, noi mangiamo tanto e cuciniamo poco, mangiamo spesso fuori casa e stiamo un sacco di tempo seduti. Consumiamo cibi artificialmente zuccherati, modificati geneticamente e stiamo ancora qui a non capire perché stiamo male e abbiamo sempre qualche acciacco.

“Eat food. Not too much. Mostly plants.” è la massima che tutti noi dovremmo tenere a mente. Mangiare è importante e inevitabile per il sostentamento del nostro corpo, per lavorare, per studiare, per tenerci attivi, insomma.

Ciò che dobbiamo tenere a mente è che il nostro organismo non ha bisogno di niente di più di quello che serve per nutrirsi e vivere. Ancora più importante è implementare la propria dieta con molta verdura (più verdura che frutta).

La cultura del cibo non è più quella di una volta

I governi di tutto il mondo hanno messo in guardia il pubblico per decenni sulla pericolosità delle diete ad alto contenuto di grassi. Secondo loro, era meglio evitare i grassi a causa delle loro calorie extra.

Questo mantra è stato messo in discussione più volte da clinici e nutrizionisti per decenni, soprattutto perché non è riuscito a fermare l’epidemia di obesità che sta dilagando in tutto l’occidente.

Mangiare molta verdura è il segreto per una lunga vita

La verdura è un alimento fondamentale da cui la nostra dieta non dovrebbe prescindere. La verdura è ricca di sostanze nutritive essenziali per il buon funzionamento di tutto il nostro organismo.

La verdura è un ottima fonte di vitamine e di sali minerali, ma anche di fibre. La dieta dei nostri nonni si basava sulla consumazione di questi alimenti, che venivano direttamente coltivati nel loro orto e quindi erano totalmente biologici.

Le fibre della verdura sono utili per la regolazione delle funzioni fisiologiche dell’organismo. Le fibre sono inoltre utili per dare il senso dii sazietà durante i pasti.

Gli ortaggi sono ricchi di vitamine come i folati, che insieme a quelle del gruppo B aiutano a diminuire nel sangue il livello di omocisteina, fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

Di seguito alcune verdure che i nostri nonni mangiavano spesso e volentieri:

La pastinaca

La pastinaca veniva coltivata nel Medioevo nelle zone dell’attuale Svizzera. Ha la stessa forma della carota arancione, ma ha un gusto meno dolce e più aromatico e per questo viene utilizzata come contorno alla carne o per le minestre di verdure.

Il suo nome deriva da “pastus” perché in epoca romana era un alimento importantissimo degno di un pasto. Di questo ortaggio è meglio non buttare tutta la buccia, perché è ricca di vitamine e sali minerali.

La scorzonera

Radice di colore scuro, la scorzonera in passato era utilizzata come antidoto contro il veleno di vipera: il nome deriva dal catalano “escorso” che significa appunto vipera.

Proviene dalla stessa famiglia di carciofo e topinambur. Dal punto di vista nutrizionale, la scorzonera è ricca di vitamine e di sali minerali, ma contiene pochissime calorie. E’ adatta ai diabetici.

Non si può mangiare cruda, ma può essere lessata oppure fritta a rondelle come le patatine.

Il ravanello pompelmo

Il ravanello pompelmo ha la scorza bianca e la polpa rossa. Come anche i ravanelli comuni, il ravanello pompelmo ha un sapore speziato e quasi piccantino che si concentra tutto nella buccia: infatti, la polpa ha un gusto molto delicato.

Viene chiamato dagli inglesi “red meat” perché è molto apprezzato se cotto alla griglia. Questo alimento è perfetto per chi deve tenere sotto controllo la pressione sanguigna e i disturbi renali.

Cereali e legumi

Anche cereali e legumi erano elementi fondamentali nella dieta dei nostri nonni. L’Italia è la terra della pasta, dei cereali e del pane. Il pane era un alimento sempre presente nelle case di nostri nonni: veniva mangiato a colazione con il latte, oppure a pranzo e a cena con altri cibi umili.

Il pane poteva costituire addirittura l’intero pasto giornaliero. Anche fagioli e lenticchie erano spesso cucinate nelle case di campagna: alimenti ricchi a livello nutrizionale che potevano nutrire tutta la famiglia.

Ceci, fave e piselli… anch’essi erano alimenti molto amati nelle diete dei nostri anziani parenti. La pasta fatta in casa veniva proposta di tanto in tanto, ma non così spesso come si potrebbe pensare.

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DaSilvia

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