I vini liguri: storia dei vitigni e vini più famosi della regione

La regione della Liguria non è molto rinomata per i suoi vini locali, ma l’agricoltura e la viticoltura di questa zona si sono evolute a pari passo con la vocazione commerciale del capoluogo, Genova.

Grazie alla sua espansione a livello commerciale, ha acquisito il primato mercantile sulle altre Repubbliche marinare. Sfruttando questo vantaggio, la Liguria è riuscita ad esportare il suo vino nei principali porti nel Mediterraneo e nel Nord-Europa.

Si può affermare, che la Liguria è tra i fanalini di coda della produzione italiana di vino, con un maggior peso certamente ai vini bianchi, perlopiù prodotti dal vitigno di Vermentino.

Portofino

Cenni storici

La viticoltura, in questa regione, ha avuto un grande successo prima dell’avvento funesto della fillossera, che distrusse una parte dei 300 vitigni coltivati verso la fine del XIX secolo: ad oggi se ne contano 30.

Inoltre, il declino della viticoltura ha avuto inizio verso la seconda metà del XX secolo, in seguito all’affermarsi della produzione siderurgia, cantieristica e della meccanica pesante.

All’interno della produzione vitivinicola ligure si assiste ad una dicotomia produttiva tra la Riviera di Ponente e quella di Levante; nella Riviera di Ponente si ritrova un’impronta piemontese ispirata all’utilizzo di monovitigni, mentre in quella di Levante si riscontra la filosofia toscana dell’uvaggio. 

Nonostante quanto citato sopra, negli ultimi anni si è assistito ad un’attenuazione di questa frattura, successivamente al bisogno di conformarsi alle necessità di mercato, orientate verso le singole varietà.

Clima e territorio

Il territorio ligure è per 2/3 montuoso e lascia meno dell’1% alla pianura, situata solamente in piccole aree costiere come le Piane di Sarzana e di Albenga, che sono però rinomate per le coltivazioni ortofrutticole

Le migliori opportunità per la viticoltura si trovano lungo i pendii collinari, che occupano circa il 35% della superficie. 

La particolare morfologia di questa regione, crea nel punto di incontro tra le Alpi marittime e l’Appennino, più precisamente nel Colle di Cadibona, un riparo naturale dalle correnti fredde che provengono dal Nord. Il Mar Ligure, invece, è un ottimo accumulatore di calore.

Il clima è mediterraneo, anche se in alcune zone interne è subcontinentale, con forti escursioni termiche giornaliere e stagionali, che condizionano favorevolmente il corredo aromatico delle uve. 

I vigneti si trovano fino a 500-600 metri, dove, nelle giornate più calde, l’umidità è mitigata dai venti provenienti dal mare, che tengono al riparo le uve dai possibili attacchi fungini.

I terreni, quelli ricchi di calcare, offrono una buona mineralità. Mentre quelli prevalentemente argillosi arricchiscono i vini di struttura e morbidezza. 

Vini e vitigni

Il vigneto è prevalentemente collinare, esteso su 1535 ettari, con vitigni a bacca bianca che ne occupano il 65%, tra i quali, quello che acquista maggiore superficie è sicuramente il Vermentino.

Nel 2013, in Liguria, si sono prodotti circa 46.000 ettolitri di vino, DOP per il 79% e IGP per il 9,2%. 

Tra i sistemi di allevamento delle viti più diffusi, Alberello e Pergola bassa resistono ancora al Guyot, con impianti tradizionalmente fitti, non tanto per assecondare i dettami della moderna viticoltura, quanto per ottimizzare le strette terrazze, realizzate con terra di riporto. 

Il Vermentino è ancora la varietà preferita dai vignaioli che occupa il 45% dell’intera superficie vitata e quasi il 70% di quella dedicata ai vitigni a bacca bianca. 

Il Vermentino in Liguria è un vitigno a maturazione media, che nei terreni calcarei di Ponente esprime una spiccata mineralità, mentre la presenza di argilla a Levante lo rende più avvolgente. 

Il profumo richiama la pesca gialla e la mela Golden, grazie anche ad una vinificazione realizzata prevalentemente in acciaio. Il gusto si esprime invece su toni più morbidi.

Alcune sperimentazioni di vinificazione praticate di recente in legno hanno messo in evidenza sentori di ardesia e frutti esotici maturi, lasciando intravedere possibili eccellenti prospettive di evoluzione nel tempo. 

I profumi di erbe aromatiche, incenso e macchia mediterranea, disegnano il quadro olfattivo dei vini ottenuti da Pigato 8,5%. Questo vitigno, che segue a ruota quello del Vermentino, ne è un suo “parente” stretto. 

Il terzo gradino se lo aggiudica il Bosco con il 3,9%, diffuso quasi esclusivamente nelle Cinque Terre.  

Tra le uve a bacca nera, il Rossese la fa da padrone, con oltre il 14,3% della produzione totale, seguito a Levante dal Sangiovese e dal Ciliegiolo e a Ponente dal Dolcetto. 

Il Sangiovese 6% è presente soprattutto a Levante e nei rari casi n cui è vinificato in purezza si esprime con un colore non particolarmente profondo, profumi di viola mammola e un tannino piuttosto docile. 

Il Ciliegiolo 3,2% ha acini di colore rosso chiaro che danno un vino poco colorato e trasparente, con struttura dedicata e lievi note di fragola, lampone e fiori di lillà. 

Le zone vitivinicole

Convenzionalmente, il territorio ligure è diviso da Genova in due aree geografiche distinte, la Riviera di Ponente e quella di Levante

La Riviera di Ponente è sempre riconosciuta nel modello piemontese, per la coltivazione di varietà come il Dolcetto e la Barbera, ma soprattutto per la pratica della vinificazione in purezza.

La Riviera di Levante, invece, ha sempre preferito l’uso dell’uvaggio toscano e l’alta presenza di Sangiovese, Canaiolo, Trebbiano e Malvasia, molto diffusi proprio in quella regione. 

Al confine con la Francia, la prima zona dedita alla coltivazione di vino è il comprensorio del Dolceacqua DOC, dove viene coltivato il clone di Rossese di Ventimiglia. Questo vitigno da vini di discreta complessità e struttura, con profumi di ribes nero e marasca, mentre il Rossese di Campochiesa è diffuso lungo la costa e dà vini con colore più tenue e tannini molto dolci. 

Il Golfo di Tigullio vede protagonista il Ciliegiolo. Soltanto in Val Petronio, nell’entroterra di Sestri levante, resiste la produzione del Moscato bianco, portato dal Piemonte nel 1600 dai monaci benedettini, che è sfruttato per la produzione di vini dolci leggeri e vivaci fermentati in autoclave. 

In provincia di La Spezia si produce quasi il 50% del vino ligure, a partire dalle colline di Levanto, dove compare per la prima volta il Sangiovese, ma ancora di più nelle Cinque Terre, dove ci sono quasi soltanto vitigni a bacca bianca. 

Poco prima della foce del Magra si innalzano i Colli di Luni l’omonima denominazione, dominata da vitigni tradizionali toscani e situata in posizione strategica. 

La cucina ligure 

La vocazione agli scambi con luoghi lontani ha influenzato la cucina ligure, che ha fatto proprie materie prime di pregio, sconosciute ed esotiche, come peperoni e melanzane, merluzzo essiccato o salato. 

Contrariamente a quanto si possa pensare, quella ligure è prevalentemente una cucina di terra, con piatti come la torta Pasqualina da provare con un sapido Val Polcevera, il coniglio alla ligure con un fragrante Ciliegiolo del Golfo del Tigullio e l’immancabile focaccia di Recco col formaggio

Non mancano tuttavia piatti di pesce, tra i quali il cappone magro e lo zimino di seppie, ottimi con un colli di lui Vermentino

E, a fine pasto, una fettina di pandolce genovese addolcisce il palato con il Cinque Terre Sciacchetrà. 

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DonAlbe

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